La cheratocongiuntivite secca del cane (KSC), conosciuta anche come sindrome dell’occhio secco o, più semplicemente, occhio secco, è una patologia oculare relativamente frequente, caratterizzata da un’insufficiente produzione della componente acquosa delle lacrime.

I segni clinici comprendono blefarospasmo, secrezione mucosa oculare e perioculare spessa, iperemia congiuntivale e alterazioni corneali tra cui fibrosi, pigmentazione, vascolarizzazione e possibile ulcerazione.

Con l’andare del tempo, si instaura un’infiammazione cronica della congiuntiva e della cornea.

Le forme più gravi possono causare una notevole riduzione della visione e, in alcuni casi, si può arrivare addirittura alla perdita completa della vista.

Le cause della KCS nei cani includono alacrimia congenita, adenite lacrimale idiopatica immuno-mediata, malattie infettive (virus del cimurro canino, Infezioni da Leishmania infantum), di origine neurologica, malattie metaboliche, cheratocongiuntivite da farmaci o indotta da chirurgia e sequele della radioterapia (KCS rimane una delle più comuni complicanze secondarie a terapia radiante per il trattamento di tumori nasali, orali e cranici nei nostri animali).

L’eziologia più comune è quella idiopatica immuno-mediata.

La sindrome dell’occhio secco colpisce tutte le razze, ma alcune sembrano maggiormente predisposte: Bulldog inglese, West Highland White Terrier, Carlino, Yorkshire Terrier, American Cocker Spaniel, Pechinese, Schnauzer Miniatura, English Springer Spaniel, Boston Terrier, Cavalier King, lhasa apso, shih tzu, Charles spaniel, segugio e samoiedo.

Trattamento medico

La terapia medica mira ad eliminare la causa, quando possibile, a riattivare il film lacrimale, a stimolare la lacrimazione, a controllare e prevenire le infezioni batteriche secondarie e ridurre l’infiammazione.

Si basa sull’uso di lacrime artificiali, acetilcisteina, antibiotici, corticosteroidi, pilocarpina e agenti lacrimo-stimolanti.

Quando il problema è legato a una patologia immunomediata, nel trattamento di KCS, la terapia prevede l’impiego di farmaci immunosoppressori quali la ciclosporina A (CsA), pimecrolimus ed il tacrolimus.

Tacrolimus nella cheratocongiuntivite del cane

Il tacrolimus ha una potente attività farmacologica immunosoppressiva e stimola la produzione di lacrime nei cani.

Può essere utilizzato in forma di gocce oculari a diverse concentrazioni secondo la prescrizione medico veterinaria.

I colliri a base di tacrolimus possono essere allestiti dal farmacista preparatore presso il laboratorio galenico della farmacia, dietro presentazione di ricetta elettronica veterinaria.

Coloro che vogliano approfondire gli aspetti formulativi e normativi, sono invitati a visitare il nostro sito alla pagina https://farmaciadelpavaglione.it/area-medici/ o contattare direttamente i nostri farmacisti: +39 051 221640 – info@farmaciadelpavaglione.it.

Per approfondire

Meccanismo d’azione

Il tacrolimus esercita i suoi effetti inibendo l’attivazione dei linfociti T in maniera simile alla ciclosporina (anche se i due farmaci hanno differente struttura chimica).

Il tacrolimus, precedentemente conosciuto come FK506, nel citoplasma dei linfociti si lega alle proteine di immunofilina, chiamate FK506-binding proteins (FKBP), delle quali FKBP12 è la più importante nell’espressione dell’attività immunosoppressiva.

Il complesso farmaco-immunofilina si lega alla calcineurina, interrompendo così la catena di passaggi che trasmettono il segnale per l’attivazione della trascrizione dei geni per l’interleukina-2 (IL-2) e altre citochine.

Il tacrolimus è da 10 a 100 volte più potente della ciclosporina nell’inibire la sintesi di mRNA della IL-2, del TNF e di altre citochine.

Queste citochine sono effettori importanti dell’immunità cellulo-mediata associata alle cellule T-helper I e sono soppressi in misura maggiore dal tacrolimus rispetto alle citochine associate alle cellule T-helper ed all’immunità umorale quali la IL-4.

Gli studi hanno dimostrato cambi nei livelli delle citochine nelle malattie della pelle in seguito alla somministrazione di tacrolimus.

Studi hanno dimostrato che il trattamento sistemico con tacrolimus riduce la IL-8 e l’espressione dei recettori della IL-8, entrambe i quali sono marcatamente aumentati nella psoriasi.

In cellule isolate di tessuti umani, il tacrolimus diminuisce il rilascio di istamina dalle mast cellule in modo concentrazione dipendente.

Sono stati dimostrati anche diminuzione della migrazione dei neutrofili e della produzione di radicali liberi nei tessuti ischemici di animali.

Non sono affetti la presentazione dell’antigene né la funzione delle cellule natural killer.