La vitamina E compirà cent’anni nel 2022.
È stata infatti scoperta nel 1922, isolata nel 1935 e sintetizzata nel 1938.
È un gruppo di otto composti liposolubili che include quattro tocoferoli e quattro tocotrienoli; il composto più attivo dal punto di vista biologico è l’alfa tocoferolo, e per questo la vitamina E viene spesso chiamata, in modo non del tutto preciso, con il termine “tocoferolo” (o tocoferoli).

Prende il nome dal greco “tocos”, “che genera” e “fero”, trasportare, perché l’attività vitaminica è stata subito considerata essenziale per la vitalità negli ovuli fecondati dei ratti.

È stata identificata subito dopo come antiossidante liposolubile e principale agente antiossidante presente a livello del plasma e delle membrane cellulari, in grado quindi di proteggere le cellule dall’ossidazione.

A partire dagli anni Ottanta, i primi studi sugli animali hanno evidenziato il ruolo di questa vitamina come fattore essenziale per altri importanti funzioni tra cui lo sviluppo di tessuti e organi come cervello e nervi, muscoli e ossa, pelle, midollo osseo e sangue. Alcuni di queste funzioni sono state confermate negli esseri umani, altre sono ancora oggetto di approfondimento scientifico.

In un continuo sforzo per caratterizzare il ruolo biologico e meccanismi di azione della vitamina E, diversi laboratori negli ultimi anni hanno descritto nuove e persino inaspettate proprietà molecolari per questa vitamina.

Una tappa importante nello studio di questa vitamina è stata  la caratterizzazione del suo metabolismo dipendente dal citocromo P-450 della vitamina E che ha aperto la strada all’ipotesi di un ruolo biologico di questo metabolismo alternativo al catabolismo della vitamina E, come l’α-tocoferil fosfato e i metaboliti a catena lunga formati dall’attività ω-idrossilasi del citocromo P-450.

Recenti scoperte confermano la regolazione dei geni e i ruoli omeostatici di questi metaboliti in diversi modelli sperimentali, come le cellule infiammatorie, neuronali ed epatiche, e in vivo in casi di infiammazione acuta negli animali.

 

Altri aspetti che emergono in studi includono ipotesi sui meccanismi di riduzione del rischio cardiovascolare, immunomodulazione ed effetti antiallergici, proprietà di neuroprotezione in modelli di eccitotossicità da glutammato e danno spino-cerebellare, epatoprotezione e prevenzione della tossicità epatica per cause diverse e applicazioni terapeutiche nella steatoepatite non alcolica.

Nonostante la sua lunga storia, abbiamo ancora più domande che risposte riguardo le funzioni biologiche e l’essenzialità di questa vitamina per la salute umana.

Vitamina E e protezione del fegato

Un utilizzo interessante ancora oggetto di studio è quello del ruolo della vitamina E nella protezione del fegato, e in particolare nella cura della steatosi epatica (“fegato grasso” nel linguaggio comune), una malattia causata dall’aumento della concentrazione di molecole di lipidi (in particolare, di trigliceridi) negli epatociti. È anche definita NAFLD, Non Alcoholic Fatty Liver Disease, steatosi epatica non alcolica, per distinguerla dalla steatosi provocata dall’abuso di alcol.

La steatosi epatica non alcolica rappresenta la forma più comune di malattia epatica cronica nella popolazione occidentale (circa il 25% della popolazione generale), spesso colpisce anche i bambini e il 3-5% dei pazienti sviluppa steatoepatite non alcolica (NASH), caratterizzata da danni agli epatociti, infiammazione e fibrosi, che aumentano il rischio di sviluppare insufficienza epatica, cirrosi e carcinoma epatocellulare.

La patogenesi della NAFLD, in particolare i meccanismi con cui una minoranza di pazienti sviluppa un fenotipo più grave, è ancora oggetto di studio.

I dati accumulati indicano che la quantità totale di trigliceridi immagazzinati nelle cellule epatiche non è il principale determinante della lipotossicità e che specifiche classi di lipidi agiscono come agenti dannosi. Queste specie lipotossiche influenzano il comportamento cellulare attraverso molteplici meccanismi, tra cui l’attivazione dei recettori della morte, lo stress del reticolo endoplasmatico, la modifica della funzione mitocondriale e lo stress ossidativo.

Si dice che anche il microbiota intestinale, che fornisce segnali al fegato attraverso l’intestino, svolga un ruolo chiave nella lipotossicità.

Una delle cure naturali considerate più efficaci nella cura di questa patologia è proprio la vitamina E, che contribuisce a ostacolare lo stress ossidativo, tra le principali cause della steatosi epatica.

Gli esperti hanno condotto studi sul ruolo della vitamina E nella protezione del fegato sottolineando come l’azione antiossidante nel trattamento della fibrosi del fegato sarebbe in grado di ridurre in modo significativo i livelli di fibrosi, alleviando lo stato di sofferenza del fegato senza effetti collaterali significativi. Tali risultati fanno capire l’importanza di continuare a condurre ulteriori studi sul ruolo della vitamina E nella protezione del fegato.

 

FONTI

Vitamin E: Emerging aspects and new directions, Free Radical Biology and Medicine, Volume 102, gennaio 2017, pagine 16-36.

Lipidomic biomarkers and mechanisms of lipotoxicity in non-alcoholic fatty liver disease, Free Radical Biology and Medicine, Volume 144, 20 novembre 2019, pagine 293-309.