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LA NASCITA DELL’OSPEDALE E DELLA SPEZIERIA

Era il 1336 quando fu costituita a Bologna la Confraternita di Santa Maria della Morte, con lo scopo di svolgere un’ azione caritativa rivolta ai condannati a morte, ai carcerati e all’attività ospedaliera.
Nel 1347 sorse così l’Ospedale di Santa Maria della Morte che si ingrandì notevolmente nel corso dei secoli grazie alla moltitudine di lasciti e donazioni della popolazione. Queste eredità permisero all’Ospedale di dotarsi di una propria Spezieria, come ci testimoniano gli Statuti del 1562 in cui si parla della “elettione e offitio dello Spetiale”.
Lo speziale deve saper preparare, a spese dell’Ospedale, sciroppi, medicine, unguenti, eluttuari, impiastri ed ogni altro medicamento prescritto dai medici.
Inoltre veniva stabilito che lo speziale almeno una volta al giorno fosse tenuto a raccogliere tutte le richieste di preparazioni ordinate dai medici per gli ammalati del  nosocomio.
Nel 1796 Napoleone conquistò Bologna trasformando profondamente la città.
Furono soppressi, per volontà dei napoleonici, ordini religiosi e confraternite e stessa sorte toccò alla Confraternita di Santa Maria della Morte nel 1798.
L’Ospedale della Morte fu accorpato all’Ospedale della Vita, situato già dal 1725 in Via Riva di Reno: il nuovo ente fu chiamato Grande Spedale della Vita e della Morte, oggi l’Ospedale Maggiore di Bologna.

UNA STORIA LUNGA SECOLI

La farmacia ha sempre mantenuto la sua ubicazione in Palazzo Galvani, oggi Museo Civico Archeologico della città di Bologna.
Anticamente questo palazzo era proprio l’Ospedale di Santa Maria della Morte.
Inizialmente la farmacia si trovava alla fine di Via de’ Musei, dove nella seconda metà dell’800 fu deciso di aprire un elegante passaggio pedonale che collegasse il portico con Via Marchesana.
Negli anni ’20 del XX secolo la farmacia fu quindi spostata nella posizione attuale, all’angolo tra Via dell’Archiginnasio e Via de’ Musei.

FOCUS

– Nel 1336 si costituisce la Confraternita di Santa Maria della Morte.
– Nel 1347 nasce l’Ospedale di Santa Maria della Morte.
– Nel 1801 viene unito dai napoleonici l’Ospedale di Santa Maria della Morte a quello di Santa Maria della Vita: nasce il Grande Spedale della Vita e della Morte, oggi Ospedale Maggiore.
– Nel 1861 l’Amministrazione degli Ospedali cede al Comune di Bologna il “Locale della Morte”, ovvero l’edificio che ospitava l’ex Ospedale della Morte, oggi Palazzo Galvani.
– Negli anni ’20 del XX secolo la farmacia si trasferisce all’angolo di Via Dell’Archiginnasio con Via de’ Musei.

LA FARMACIA DAL 1800 AD OGGI

L’antico edificio dell’Ospedale della Morte fu dunque abbandonato con l’arrivo di Napoleone a Bologna, ma la Farmacia continuò la sua secolare attività, come risulta dai documenti dell’archivio del Grande Spedale della Vita e della Morte.
La farmacia cambiò però vocazione passando da farmacia ospedaliera a farmacia territoriale. Rimase di proprietà dell’Amministrazione degli Ospedali fino al 1861, quando tutto il palazzo che ospitava l’Ospedale della Morte fu ceduto al Comune di Bologna che decise di trasformare l’edificio nella sede del Museo Civico Archeologico.
Con il passaggio dell’ex ospedale al Comune di Bologna furono stabiliti una serie di interventi architettonici sull’antico edificio in cui aveva anche sede la farmacia.
I piani del palazzo furono così posti allo stesso livello dell’Archiginnasio, già sede dell’Università di Bologna.
È da ricordare che nel cortile dell’Archiginnasio anticamente si svolgeva la solenne preparazione della teriaca, ad opera dei medici e degli speziali bolognesi.
La Teriaca era un medicamento che nacque nell’Antica Roma con Andromaco il Vecchio, medico dell’Imperatore Nerone. Contava una sessantina di ingredienti tra i quali la carne di vipera e raggiunse la massima celebrità nel ‘600 come panacea di tutti i mali.
Nel 1861 la farmacia diventò di proprietà della famiglia Veratti, cambiando nome da Farmacia di Santa Maria della Morte a Farmacia Veratti.
I Veratti erano i diretti discendenti di Laura Bassi Veratti, prima donna nella storia ad ottenere una cattedra universitaria. La farmacia passò poi per mano di diversi farmacisti sino alla gestione attuale da parte della famiglia Mondì.

Si ringrazia la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna per la gentile concessione delle pagine di manoscritto qui riprodotte.

Si ringrazia la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna per la gentile concessione delle pagine di manoscritto qui riprodotte.

LO SAPEVI?

– In questi locali è passata tantissime volte l’icona della Beata Vergine di S. Luca, uno dei simboli religiosi più importanti della città. Infatti, anticamente il retro della attuale farmacia corrispondeva all’ingresso della antica Chiesa di S. Maria della Morte. Guarda fuori dalla farmacia e noterai lungo il portico i gradini che dalla strada permettevano di salire sul portico ed entrare in chiesa.

– Agli inizi dell’800 lo speziale della Farmacia guadagnava ben 105 Lire mensili; era una ottima cifra, considerando che il medico primario dell’allora Ospedale Maggiore guadagnava 100 Lire al mese, mentre il Chirurgo primario ne guadagnava appena 40 ogni mese.

– All’Archivio di Stato di Bologna sono ancora conservati i registri dei medicinali preparati e dispensati nell’800 ai pazienti della farmacia.

– La famiglia Veratti, che fu titolare della farmacia dalla seconda metà dell’800 al 1905, donò all’Archiginnasio l’archivio della famiglia che comprendeva molti documenti appartenuti a Laura Bassi Veratti, la seconda donna al mondo a laurearsi e la prima a detenere un insegnamento universitario.

– Il nome “Farmacia del Pavaglione” fu scelto nel 1923, richiamando l’adiacente portico del Pavaglione, così denominato perché nella vicina Piazza Galvani, nota anticamente come “Pavaglione”, veniva annualmente tenuta la fiera dei bozzoli da seta, già da prima del XVI secolo. In quella occasione veniva coperta la strada con una “tela a guisa di padiglione” per riparare dal sole venditori e
compratori dei bozzoli.

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